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Le migliori tradizioni devono sempre essere rispettate ed allora la sacra ricorrenza pasquale viene più che degnamente santificata con la sorpresa all'interno dell'involucro di cioccolato ovale: se esattamente diciotto anni si era trattato di un anellazzo tutto tempestato di brillanti e di diamanti, ora l'ampio allargamento del nucleo famigliare prevede una magica combinazione webbistica che ci garantisce un bagno d'arte, storia e cultura in quel di Vienna.

Annie si e' semplicemente superata trovando una combinazione al limite dell'improbabile con volo e tre notti in un Marriott dall'imprecisato numero di stelle categoriche, al costo dell'indimenticabile truffa subita dai pidocchiosi pellirossa in quella della Monument Valley, in questo caso però con un esborso monetario quasi piacevole.

Partiamo con l'unico dubbio sulla scelta della colonna sonora che ci accompagnerà durante la vacanza: sarà più appropriata la Cavalcata delle Valchirie, l'Inno alla Gioia o la Marcia Trionfale per ricordare le memorabili gesta dell'armata catalana che solo trenta ore fa spazzava dal continente calcistico europeo gli ultimi sogni di gloria dei derelitti e quanto mai mal assortiti zozzoneri ?

Un'eccesiva quantità di piumino d'oca di eccelsa qualità ha in qualche modo ostacolato il riposo dei quattro eroi risvegliatisi leggermente accaldati all' interno della locanda, prospiciente il centro storico della capitale austriaca. Sgranchiamo i muscoli, leggero stratching autogeno ed inizio della perlustrazione con starting point dalla celeberrima Cattedrale di Santo Stefano, monumento alla goticità sovrastata da un tetto completamente rivestito di piastrelle colorate, interno assai imponente a più navate e folle decisione del saggio narratore di salire sulla torre stefanina.

Cosa potrebbe mai significare salire trecentoquarantaquattro scalini lisci e viscidi su una rampa strettissima a stomaco vuoto non appena risvegliati? Ve lo lascio descrivere dal giap che davanti a me ha rantolato,strisciato e smadonnato contro ogni divinità confuciana per arrivare alla sommità della guglia, che per onor di cronaca non meritava la più che ardua ascesa.

Per anni consorte e pargoli mi hanno stoicamente sopportato al momento, talvolta assai ripetuto, dello scatto fotografico ma vorrei porre la comune attenzione su due artisti dal futuro assicurato che ricreavano un set nella piazza antistante il Duomo lanciando la carcassa di un pollo preventivamente spennato in mezzo ad uno stormo di piccioni in fase di defecamento.

La chiesa di Saint Peter e' la prima chicca di meraviglioso valore che visitiamo, con pianta circolare, affreschi di scuola italiana, statue e sculture lignee di grande effetto visivo ed emotivo.

Hofburg, residenza asburgica metropolitana, e' straordinaria, decidiamo di sfruttare la Vienna Card ( must tassativamente da acquistare) che ci permette il salto della fila ed un adeguato sconto sul salatissimo ingresso negli appartamenti principeschi che appaiono ancora nella loro totale bellezza.

Francesco Giuseppe viene ricordato come un sovrano parco, modesto, tendente all'oculato ed al parsimonioso, ma le stoviglie di raffinatissima porcellana delicatamente dipinte, i bicchieri finemente cesellati ed i servizi di piatti doratamente rifiniti farebbero apparire un mendicante il megalomane Re Sole. Da sempre lo sport nazionale nostrano e' parlar male di qualsiasi cosa riguardi usi, costumi, abitudini e professioni italiche ma se ci lamentiamo dei burini e coatti centurioni che circondano il Colosseo in cerca di mance ed offerte venghino Signori venghino ad osservare le decine di pagliacci vestiti da paggetti tutti imparruccati, incipriati ed imbellettati per vendere a prezzi improponibili concerti di musica classica come se fosse il principale hobby di chiunque passi per strada. Ripieghiamo piacevolmente sulle melodiose note e le argentine voci di una messa cantata in cui si celebrava il rito pasquale con la passione secondo Giovanni, apprezziamo l’evento e prima che le ombre della sera calino su Vienna facciamo ritorno all'ostello ove piscina coperta, bagno turco e sauna attendono il nostro arrivo, in particolare quello della Signora Passoni che, tra l'inconsapevole ed il maliziosamente sorpreso, si ritrova tra i fumi del vapore al cospetto del costume adamitico di cinque omaccioni tutt'altro che glabri. Annie viene assoldata dalla pro loco locale come guida turistica addetta al pascolo dei Capr88, non sbaglia un colpo nonostante le insidie della toponomastica austriaca e rivive i fasti del suo passato riportandoci ove mise piede anni orsono, uscendo dalle abituali rotte vacanziere caratterizzate dalla ruota del Prater, le palle di Mozart e la fetta di Sachertorte....

Stasera il traguardo e' posizionato a Grinzig, caratteristico sobborgo al capolinea di metropolitane ed autobus alle prime propaggini delle colline dominanti la capitale, villaggio di dodici casette di origine pre mediovale di cui dieci adibite a taverne ed osterie, le giriamo tutte prima di propendere per una del 1634 ove cameriere stile Heidi con grembiuloni tirolesi e guanciotte arrossate ci propinano le delikatessen locali: mi ritrovo affamato come uno lupo mannaro e con la lingua felpata dopo aver assaggiato un pane nero stile monaco cistercense mentre gli altri tre pasteggiano lautamente a frittata nella minestra, sanguinaccio abbrustolito su un lago di crauti e fiumi di birra …

Ciapiamo i mezzi di superficie proprio di fronte ad un esempio immobiliare di stampo comunista passata alla storia come Karl Marx Haus, orridi parallelepipedi di cemento stile alveare, precursori di una edilizia collettiva cui manca propria l’inventiva di Max, architetto degli architetto, impareggiabile tiralinee monzese .

Nel praticamente deserto centro storico, effettivamente sono ben le nove e mezza di sera, ammiriamo quello che dalle nostre parti si chiama municipio, qui Rathaus

(certamente non casa dei topi), straordinario edificio dalle infinite torri e dalle innumerevoli cupole illuminato a giorno, rivediamo per la trecentesima volta la cattedrale, girovaghiamo senza reali mete facendoci comunque attirare dalla bellezza di quasi tutti gli edifici che ci circondono e … tutti a nanna !

Certamente da queste parti non sono ancora passati Monti, Tremonti e l’inflessibile Fortunato ed ecco spiegata la mancanza assoluta di ogni tipo di ricevuta e scontrino fiscale, il mancato acquisto generalizzato di qualsivoglia forma di biglietto metropolitano (noi unici fessi ad averlo) ed il conseguente salasso per ciascun acquisto, sia esso alimentare, che liquido, che materiale, tre euro e sessanta per un espresso non sono mica pizza e fichi .

Il Naschtmarkt è il mercatino delle pulci locali, senza infamia e senza lode merita comunque qualche scatto fotografico, lo visitiamo in lungo ed in largo, acquistiamo i più cari magneti della storia dei souvenir e raggiungiamo Schonbrunn, il palazzo imperiale appena fuori città: basiti, emozionati, attoniti rimaniamo a bocca aperta e a mandibola spalancata davanti a cotanto splendore.

Grazie alla Vienna Card saltiamo a piè pari la chilometrica fila del sabato mattina, ci ridono diverse parti del corpo e iniziamo il tour negli appartamenti imperiali ove si svolsero le gesta eroiche di personaggi di importanza mondiale quali Maria Teresa d’Austria, il famoso Cecco Beppe di cisalpina memoria e della sua consorte Elisabetta, passata alla storia, anche grazie al cinema, come Sissi la sfigata .

Il parco prospiciente la tenuta è immenso, curato in ogni minimo dettaglio con stile italiano, ca va sans dire, mentre la Gloriette, il teorico casotto degli attrezzi in giardino, è in realtà l’ennesimo trionfo di maestosità con monumentale costruzione pluricolonnata alla sommità di una collina punteggiata di statue, gazebi e fontane principesche .

In serata un tuffo al cuore ed una malinconia diffusa ci pervade al momento della visita al Prater, la ruota dei divertimenti sogno di generazioni di europei, in realtà tristissima ed ormai più che decadente fotografia del passare del tempo, con un luna park che mette tristezza  e mestizia al punto che l’otturatore della sempre presente Nikon si apre non più di quattro volte .

Passeggiata tra le vie dello shopping viennese, anche qui colonizzate dai brand della globalizzazione, piacevole visione dei seppur pochi caffè tipici tra cui si staglia sempre imponente il Sacher con la sua celeberrima torta cioccolato, marmellata e stangata al portafoglio, e rientro al campo base osservando con sorpresa che un negozio su tre è una galleria d’arte ove la fantasia sinceramente sembra non aver limiti tangibili ( i due scheletri di formaldeide trasparenti appesi come lugubri ed inquietanti marionette attendevano solamente l’arrivo del principe dei tovaglioli per il trasporto nella reggia gallaratese ) .

La sommossa popolare, la levata di scudi, le barricate di protesta, i disordini dei block block, gli scontri di piazza sono nulla di fronte all’atteggiamento provocatorio e di sfida mostrato dai pargoli al momento della decisione genitoriale di visitare il Belvedere, altra straordinaria dimora che raggiungiamo dopo aver passeggiato lungo quello che un tempo poteva anche essere il bel Danubio blu: rabbia, rancore, insofferenza erano chiaramente dipinte sui loro bei visini, noi puri e duri continuiamo imperterriti, ammortizziamo tutti i possibili trasfer metropolitani e visitiamo quanto ci eravamo ripromessi .

Il Belvedere sorge in un quartiere tutto ambasciate e palazzi nobiliari, è sede permanete di mostre ( quella denominata Gold piuttosto criticabile ) e di una pinacoteca ove svettano le principali opere dell’eroe locale Klimt, uno strano mix tra espressionismo e non si sa bene cosa, il tutto tra gruppi tricolori che una volta ancora fanno capire che dove esiste la cultura noi ne siamo i Principi .

Strani candidi fiocchi cotonati in presenza di un gelido sole ci fanno capire che è ora del dietrofront che affrontiamo consci di aver visitato una splendida capitale, ricchissima di storia, di arte, di tecnica, di ordine, di pulizia, di studio, di testimonianze per un’ istruzione ed una preparazione che fa parte del DNA proprio di noi veri cittadini europei .

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