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Ultimo viaggio
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Con i tempi che corrono, vista la contingenza che attanaglia il nostro vivere quotidiano, con il caro petrolio che ci obbliga a complicatissimi diagrammi ortogonali prima di poter accendere il motore della nostra utilitaria, il poter viaggiare “a gratis” ci pare a dir poco un sogno divenuto realtà ed allora senza dover ricorrere, come in precedenti occasioni al fato o alle doti di beltà fisica che avevano permesso inaspettati ma graditissimi doni della buona sorte, ringraziamo l’azienda per la quale tiro la carretta che ci ha gentilmente omaggiato di un pseudo long week end all’inseguimento del fascino nordafricano magistralmente descritto da Salvatores nell’indimenticabile Marrakech Express, icona del sogno di evasione per generazioni di italici adolescenti o non più tali.

Volo verso Casablanca preso tranquillamente senza i turbamenti, le ansie ed i patemi venutisi a creare in occasione della precedente esperienza in quel della Malpensa e viaggio funestato dalla presenza a dir poco petulante, fastidiosa ed insopportabile di mostriciattolo figlia di Allah cui lo scrivente ha augurato per tre ore le pene dell’inferno, l’essicazione dell’ugola, la distorsione a vita delle corde vocali, il tutto in presenza di genitrice velata che avremmo molto volentieri messo nelle mani di qualche soldato, particolarmente irascibile, con la stella di David.

Il brevetto aereo deve essere facilmente acquistabile da queste parti e la prova lampante è data dalla poca maestria con cui il conducator della Royal Air Maroc ha pensato bene, ritenendosi forse alle prese con il joystick di una playstation, di farci appropinquare al pulitissimo, lindissimo, perfin elegante terminal di Casablanca ove, in attesa del transfer, veniamo cullati da una musica di sottofondo più consona ad un centro benessere di altissimo livello piuttosto che al crocevia delle coincidenze verso la nera Africa. 

Il tratto di asfalto dall’hangar verso l’albergo di Marrakech è breve, caratterizzato da un clima a dir poco paradisiaco se confrontato agli ultimi due mesi di piogge tropicali che hanno creato alghe e mucillagini varie nella pur tanto amata terra longobarda, e dalla vena umoristica piuttosto appicicosa del fin troppo disponibile lacchè messo a disposizione dall’organizzazione.

L’hotel è il giusto mix tra tradizione berbera e confort occidentale, sfruttiamo creme, essenze e fragranze varie del corso di un corroborante bagno e ci lanciamo verso le luci, i suoni ed il fascino della tanto favoleggiata capitale del sud del Marocco.

Incontriamo un amico collega che è la quintessenza di quanto vorrei essere e fare da grande: definirlo cittadino del mondo sarebbe alquanto riduttivo se pensiamo alle centinaia e centinaia di viaggi che ha intrapreso per scoprire ogni angolo più affascinante e remoto del nostro pianeta, Mauro è il miraggio di luce, di libertà, di sogno infinito che si concretizza quando passando in ufficio soffia su di noi indaffaratissimi e quanto mai fessi pubblicitari il suo vento di trasgressiva anarchia con aneddoti e descrizioni di irraggiungibili chimere turistiche .

Decidendo di fissare in loco il proprio personalissimo buen ritiro ove meditare sul caos metropolitano milanese, ci fa fare con passo praticamente tarantolato il primo giro turistico della città vecchia, immersa tra sapori, odori, rumori e umori a noi sconosciuti, con atmosfere e colori che ci appaiono lontani anni luce da tradizioni attualmente in auge sul territorio italico.

Cena in un ristorante che è la concretizzazione di quello che ci si poteva aspettare dopo tanti sentito dire e vari suggerimenti: terrazza che domina il mercato illuminato a giorno e cortile interno ove tra colori cangianti, delicate sfumature, incantevoli sensazioni chiacchieriamo di viaggi ed avventure.

Unica nota dolente il richiamo all’elettronica di consumo dato dalla presenza del mega schermo con proiezione di 22 lobotomizzati in braghette corte all’inseguimento della rotolante.

Praticamente in crisi d’astinenza da uso delle due ruote tratto molto commercialmente la locazione di uno scooter in modo da poterci lanciare nei dedali più inesplorati e nei vicoli più misteriosi della Medina: io ed Annie, senza Woody Allen però, ci guardiamo ripetutamente negli occhi e totalmente incoscienti di quello che stiamo facendo non rispettiamo una regola, non seguiamo un cartello, non ci fermiamo ad un semaforo e capelli al vento perché ovviamente il casco non ci è stato neanche consegnato, facciamo apposta a non controllare la cartina stradale per mettere a dura prova il nostro senso dell’orientamento.

Giriamo e rigiriamo senza mai percorrere lo stesso vicolo o rivedere lo stesso negozio, i vari suq si susseguono con miriadi di colori, con infinite cianfrusaglie, con innumerevoli incontri, con persone sempre e comunque educate e disponibili.

La famosissima piazza Jamee el Fnaa è un’enorme spianata in cui si danno convegno ambulanti, mendicanti, imbonitori, viaggiatori, suonatori, incantatori di serpenti ( il mio balzo al momento in cui un viscido essere strisciante mi si è avvicinato è da oro olimpico nel salto in alto ed in lungo contemporaneo) con ragazzi di tutto il mondo, la quasi totalità dei quali è già ubriaca alla 10 di mattino.

Il detto “lavoro guadagno, pago pretendo” viene applicato con piacere del palato e soddisfazione delle membra inferiori affaticate quando affondiamo le fauci a bordo piscina per il necessario break ristoratore ampiamente piaciuto e goduto, mentre un susseguirsi di camerieri esaudisce ogni nostra richiesta .

Ritroviamo Mauro nel primo pomeriggio e, dopo aver visitato ammirati, sbigottiti ed anche un po’ invaghiti i works in progress di quella che sarà la sua splendida magione nordafricana, tutta marmi, specchi, giochi d’acqua, archi e volte tipicamente arabeggianti, cerchiamo di stargli alle costole nel suo folle zig zagare tra stradine strettissime, gallerie buie e vicoli praticamente ciechi, che ci affascinano e ci riempiono di emozioni mai provate prima.     

Entriamo grazie al nostro amico passpartout in diversi ryad, edifici completamente anonimi al loro esterno ma quanto mai eleganti, esclusivi, sfarzosi nel loro segretissimo interno: è veramente un ‘occasione unica ed allora facendo anche da modelli per i vari reportage fotografici che Mauro sta realizzando, abbiamo la possibilità di ammirare classe, ricercatezza, lusso e tanto, tanto benessere in questi scrigni raffinatissimi che riteniamo possano essere il sogno di chiunque di noi.

Serata nell’ormai abituale Café Arabe ove capiamo come possano cambiare le mentalità di accumulo della ricchezza e soprattutto come possano essere investiti i risparmi di una vita ( almeno per noi sarebbero tali) : al piacevole convivio partecipano delle simpaticissime signore targate tricolore che come niente fosse spiegano come sia la cosa più semplice e quasi banale del mondo acquistare, ristrutturare e far gestire uno di questi edifici, contando sulla sempre più evidente richiesta di pace e tranquillità desiderata dagli attuali turisti in cerca dell’atmosfera sofisticata ma ormai non del tutto autentica di questa località dichiarata patrimonio dell’umanità.

Sarà, rimaniamo comunque un po’ sorpresi da cotal filosofia esistenziale e soprattutto commerciale, salutiamo l’allegra brigata dopo una serata condita di conversazioni comunque molto piacevoli tradotte in francese, in qualche approssimativo modo dal vostro scrittore preferito, a favore o forse in questo caso a danno di un architetto marocchino presente con ovviamente muta consorte al seguito.

Alla facciaccia di amici monzesi che ci additano come infoiati macinatori di chilometri in perenne ricerca dello scatto fotografico, del tramonto più incantevole e dello scorcio più pittoresco, ci spaparanziamo tutta la mattina pre partenza al gradevolissimo termostato del sole maghrebino che ci penetra nelle ossa e nelle membra in vista del terribile impatto con i 13° piovosi in nostra attesa milanese, dopo uno short trip sicuramente apprezzato e gradito ma molto sinceramente non posizionato sul podio delle mete da consigliare e soprattutto da rivisitare.
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