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Il rompete le righe dato dalla fine dell’anno scolastico e dalla tanto sospirata conclusione delle varie ricorrenze liturgico-catechistiche dei pargoli ci permette di far fronte alla prenotazione riservata da mesi con obiettivo la grande Londra, in più occasioni ipotizzata e finalmente realizzata.

Partenza dall’ormai famigliare Bergamo di sotto, volo Ryanair in tarda serata o meglio in prima nottata, ritrovo nell’hangar che ha le sembianze degli allevamenti di pulcini in batteria con il primo contatto con quello che sarà il meltin pot di razze che ci attenderà in quella che per molti viene considerata una sorta di capitale del mondo .

Volo tranquillissimo su scranni inamovibili di pietra giallo uovo e blu oltremare e compagnia laterale data da erede di aristocratica famiglia con pedigree millenario e ormai nessun poro dell’epidermide disponibile e ormai nessun poro dell’epidermide disponibile in quanto completamente ricoperta da ogni sorta di tatuaggio e piercing.

Atterriamo a Luton entro la mezzanotte, prendiamo un taxi cab stile Mister Bean guidato da un pakistano precedentemente conduttore di elefanti ed ora scatenatissimo emulo di Jenson Button, con tragitto bruciato in qualche nanosecondo e mancato rilascio dei quattro Caprotti bloccati all’interno della vettura fino a pagamento della tratta effettuato.

Il soave cinguettio delle svolazzanti creature dell’Onnipotente ci risveglia in un ambiente prettamente agreste distante una quarantina di miglia dalla capitale che raggiungiamo con un treno metropolitana caro come il fuoco rovente.

Il sole nella sua locale accezione in versione migliore è un pallidissimo parente alla lontana di quello conosciuto alle nostre latitudini ed allora la lunga scarpinata che ci fa bordeggiare il Tamigi avviane a circa 15 gradi di distanza da quanto lasciato ieri nell’amata neo provincia monzese-brianzola.

La Tate Modern Gallery verrà ricordata più per gli intrattenimenti ludici all’ingresso che per i vari Picasso e Matisse presenti, il prospiciente Millenium Bridge tanto decantato appare quasi come un semplice guado genere passerella ed allora passeggiamo in quartieri caratterizzati da gallerie d’arte dissacrando il clima regale del Palazzo del Parlamento con annesso Big Ben pasteggiando in un’antica dimora trasformata in industria produttrice di kilo calorie targate Uncle Mac.

Nel primo pomeriggio giungiamo a King Cross per scaricare armi e bagagli in uno dei centinaia di mini alberghi che fanno da cornice alla tipica piazzetta londinese con parco centrale, casette vittoriane in mattoni e cancellate curate in ogni minimo dettaglio.

Ciapiamo al volo il tipicissimo bus bipiano e fendiamo trasversalmente il flusso più pedale che automobilistico, dominiamo tutti dall’alto e ci facciamo scarrozzare fino al cinematografico quartiere di Notting Hill ove, pur non trovando Hugh Grant, apprezziamo le variopinte casette stile marzapane biscottoso.

Rientriamo verso il centro, costeggiamo parchi, giardini e principesche tenute fino a giungere alla turisticissima Picadilly Circus, un’anonima e dimenticabilissima rotonda circondata da luminose insegne pubblicitarie.

Avevamo un compito in questa trasferta britannica ed al primo tentativo riusciamo ad ingollarci alla stragrandissima la tanto idealizzata stuffed crost con doppia mozzarella by Pizza Hut, ora caro Max siamo pari, uno ad uno, palla al centro magari in uno dei santuari del football locale universalmente conosciuto per le stracittadine tra Chelsea, Arsenal, Fulham e Tottenham.

L’arrivo degli amici teutonici vicini di serratura in quel di Monza ci fa modificare leggermente i programmi ed allora, conoscendo la fanciullesca ed infantile tendenza del vostro amatissimo narratore a salire on the top of the town, eccoci ruotare alla sommità della London Eye, cerchione metallico sui bordi del Tamigi per dominare la sottostante metropoli.

Tecnologia ed emozione si miscelano per permetterci una bellissima esperienza, sicuramente molto gita organizzata ma certamente da ricordare soprattutto grazie ad un qualcosa qua praticamente sconosciuto: un sole splendente.

Memori dell’alleggerimento monetario subito da quattro impolverati pellirossa quest’estate negli States evitiamo di farci turlupinare 60 lire sterline per visitare la dimora del Signore consacrata a cattedrale di Westminster e tiriamo dritto verso la regal residenza ove tra squilli di tromba, parate militari, escrementi equini e passaggi aereonautici abbiamo l’immenso piacere di vedere Zia Betty affacciata alla balconata in face of migliaia di sudditi adoranti l’arzilla vecchietta mai nella vita intenzionata a lasciare la cadrega.

Tocco naturalistico, ambientalistico e pittoresco con amabile promenade in Hyde Park con scorci del laghetto del Serpentine, teatro di innumerevoli novelle non certo memorabili per il nostro sapere comune.

Cercando di evitare di farci asfaltare non avendo ancora compreso correttamente il flusso automobilistico, entriamo nel regno del Bengodi ove tutto e di più si può trovare sotto le insegne di Harrods, mitico e storico marchio britannico ora griffato made in Allah .

Saranno educati, molto disponibili, sufficientemente puliti, sicuramente ligi alle regole ed ai doveri civici ma se esiste una certezza sta proprio nel fatto che ‘sti isolani proprio non si sanno vestire, senza alcuna cura di immagine, di stile, di eleganza se si eccettuano delle esagerazioni, con risultati assai dubbi, in occasione del sabato del villaggio rurale.

Alla prima richiesta, mai più ripetuta, da parte del Nico visitiamo il tanto decantato dalla stirpe famigliare museo di scienze naturali, certamente degno di nota per reperti fossili, campioni e laboratori che attraggono attenzione e fantasia, ma con una giornata così luminosa avremmo anche potuto dare il colpo finale alle nostre muscolature ed articolazioni motorie.

Per il sabato sera puntiamo senza esitazioni sul Covent Garden, storico centro del divertimento e della cultura londinese, con superlativa cena da Sophie’s  trandissimo locale up to date circondato da teatri e pub super affollati .

Dopo aver ammirato quartieri dell’altissima borghesia, tendenti all’aristocrazia elitaria tipo Belgravia, Knightsbridge, Kensington decidiamo di puntare sul lato alternativo del london style ed eccoci sotto un sole troppo italiano per essere vero a gironzolare per i mercatini di Camden, frikketona risposta al bon ton di sangue reale: sinceramente sono assai perplesso per non dire sconvolto nel vedere quante braccia siano state rubate all’agricoltura per vivacchiare in qualche maniera di espedienti e molta fantasia tra braccialetti, borsette e tanta voglia di diversità, chissà quanto veramente autentica ….

Massimo dei minimi al Cyber Dog, negozio psichedelico per non dire allucinogeno ove decine di zombie con zero neuroni presentano oggetti fosforescenti al suono, se così si può definire, di incomprensibili acustiche sperimentali.

Sarò pure all’antica, ma con gran sollievo rientriamo verso la civiltà, cercando di scacciare dalla mente quei fantasmi umani in versione punk fuori dal terzo millennio, e versiamo lacrime amare pensando ai furti perpetrati al patrimonio artistico di millenni di cultura da parte di questi ventri dilatati dalla birra che detengono ora ogni tipo di capolavoro pittorico, come nella National Gallery e non solo: vedere i Leonardo, i Canaletto, gli Antonello da Messina in quantità industriale fa montare una rabbia che vorrebbe sfociare in un mitico esproprio proletario per il ritorno in patria di cotanti gioielli .

Sfruttiamo i tickets ancora validi utilizzati in precedenza dalla Vito’s magic family e ci vediamo ancora una volta la City con la brezza nei capelli ed il piacere di assaporare questi ultimi scampoli di un’esperienza sicuramente molto affascinante anche se non esattamente memorabile, almeno dal mio personalissimo e minimissimo punto di svista ……

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