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Alla facciaccia di detti e dicerie popolari che proclamano come il peccare è umano ed il perseverare diabolico ci crogioliamo nella dissolutezza morale bissando entro lo scoccare del rintocco dei dodici mesi una vacanzina in quella che a furor di famiglia abbiamo proclamato l’isola dei nostri sogni, ripresentandoci euforici al traghetto che molto più gioiosamente di quello di Caronte ci farà rimettere piede a Formentera.

Viaggio perfetto tank to Easy Jet, arrivo con venti minuti di anticipo, bus verso il porto giusto per perdere un po’ di spazio temporale traversata mattutina sotto un sole mediterraneo nel pieno delle sue forze, locazione del coche attesa un po’ più del previsto con gentile cadeau di Europcar che si fa perdonare con graditissimo upgrading della categoria automobilistica, fortuna sfacciata che si ripropone al momento dell’occupazione della stanza al Las Dunas Playa ove otteniamo addirittura una stanza in più di quanto richiesto, ovviamente al medesimo compenso monetario.

Dopo anni di chiacchiere, parole e gesti a vanvera, riabilitazione totale della figura della foto modellistica Lalla da Vedano che ci ha consigliato questa splendida realtà adagiata sulla spiaggia di Mitjorn, ubicazione finemente definibile con chiappe direttamente in acqua e che acqua….

Sarebbe piuttosto incredibile crederci ma abbiamo superato i plus, i vantaggi ed i confort di quanto fruito l’anno scorso dai non ancora dimenticati vagabondi milanesi che tirano a campare affittando tutt’altro che entusiasticamente la loro pur fantastica magione, ma qua veramente stiamo sfiorando la perfezione, ben disposti a pagamento a dare ogni dritta per prenotare in loco.

Il passeggio sul bagnasciuga è un piacere per tutti i gusti e tutti i sensi, in particolare per quelli femminili data la quantità esagerata di fustacchioni veramente di livello, al punto che anche la fin qui apparentemente morigerata Annina stila classifiche, proietta diagrammi e immagina casting.

Alla nostra sinistra, strada facendo come diceva il grande Baglioni, incontriamo il RIU, unica vera struttura alberghiera dell’isola, sinceramente assai più che deludente ammasso pietrificato genere colonia anni sessanta mentre a derecha, passato l’attualmente assai in voga chiringuito Piratabus, baracchino di mescita di bevande ad altissimo contenuto etilico, giungiamo al raffinatissimo 10.7, lounge bar griffato Patrizia Pepe, frequentato da italiche compagnie già tiratissime prima del calar del sole.

Il gioco del se tu fai una foto a me ci porta ad incontrare una brillante coppia trasteverina, di primo acchito probabilmente differente dai birbanti e fantasiosi vicini di casa dell’anno scorso con cui avevamo bighellonato tra spiagge e marosi, con lui quadrato, meticoloso e anelastico ingegnere termoastronucleare e lei vulcanica ed inzittibile cugina de Er Piotta.

La mitica spiaggia di Illetes ancora una volta non ci delude, accogliendoci con un mare cristallino senza paragoni planetari ed un susseguirsi di tonalità degne di una scala colori di un televisore lcd, teatro di infinite scorribande e di migliaia di amori per intere generazioni di giovani, più o meno tutti regolari almeno all’apparenza.

Il rito dello splash al Big Sur viene centrato al primo tentativo con il sole che dolcemente plana verso l’orizzonte per ricevere l’applauso liberatorio di una moltitudine pagana di ragazzi ancora per qualche momento capaci di intendere e di volere, prima di farsi abbracciare per la lunga noche dai fumi di ogni tipo di bevanda alcolica.

Un improvviso cambiamento dell’attrazione lunare apporta un mutamento delle maree circostanti la terra emersa per cui scolliniamo dall’altra parte dell’adorata spiaggia per passare la giornata intera sulla battigia di Llevante, notoriamente più incontaminata e selvaggia, meta preferita degli omini con il dondolino in vista, oggi più nazional popolare ma comunque con scorci e sensazioni mozzafiato.

Una sollevazione famigliare fa pendere l’ago della bilancia decisionale dalla parte dei frugoletti che impongono di fare tappa ad Es Pujols, vera capitale morale, turistica e pulsante di tipico stampo milanese, ben più significativa dell’amministrativa e romanesca San Francesc, appollaiata invece sull’unico cocuzzolo di questo piattissimo eden marinaro.

Nonostante i nostri padiglioni auricolari ringrazino per la bruisca diminuzione di decibel dovuta alla partenza di Stella Stellina, cominciamo a sentire la mancanza della caciarona Ferilli de no’ atri e di Sua Eminenza Fabio Massimo il Trastullatore, grandi compagni di aneddoti e racconti di vita vissuta, rientrati anticipatamente verso i Fori Imperiali.

Quando si pensa di toccare con mano e con la vista il non plus ultra si fatica a trovare alternative ed eccoci perciò per l’ennesima volta ad Illetes, con i suoi magici colori, le sue spiagge straordinarie, il suo spirito quintessenza del concetto di vacanza da sogno.

Ci stiamo inselvaggendo nelle abitudini, negli orari, nel non vestire, nei comportamenti e ciò sinceramente ci sta piacendo veramente tantissimo, facendoci immedesimare a tutto tondo nel contesto che ci circonda, brillante, coloratissimo e veramente non eccessivo, se si escludono usanze tipo cene ben oltre la mezzanotte.

Nic, da sempre l’innovatore ed il propositore, decide di farci strada tra scogli ed anfratti per giungere all’estremità settentrionale dell’isola

Ove non abbiamo altra alternativa che guadare il pass che ci divide dalla prospiciente Espalmador, altra delizia per le nostre pupille e per la mia digitale, ove pensiamo bene di ricoprirci di fango sulfureo prima di dedicarci ad un ritemprante bagno come mamma ci fece in vista della perigliosa e per certi versi timorosa riattraversata del canale.

Le mode cambiano alla velocità della luce ed allora quelli che solo l’anno scorso erano meeting point cult come il Blue Bar ed il Lucky sono ora dimenticati eremi per qualche sparuto nostalgico dei tempi migliori, soppiantati da locali tipici del gusto e del disgusto della movida milanese, che si ritrova in quantità carro bestiame sotto le insegne del Rigatoni, del Who’s who, del Nero Opaco, del Bananas, ove i quozienti di intelligenza si misurano in numeri relativi, ovviamente negativi.

Non potrebbe mancare la tradizionale inerpicata al promontorio del Pilar de la Mola, ove oltre al classicissimo giretto intorno al faro a picco su quasi duecento metri di falesia a strapiombo, rivediamo gli stessi hippies solidificatisi all’asfalto dall’anno scorso, venditori ambulanti di nulla e di tutto quanto sia assolutamente inutile per una persona di appena sufficienti capacità intellettuali . 

Chiosa finale per i complimenti sperticati alla location isolana, capace ancora una volta di darci sensazioni impareggiabili, emozioni inimitabili, ricordi indelebili, riassumibili in quello che potrebbe essere il titolo della mia prossima raccolta fotografica monografica, Formentera l’ultimo paradiso !!

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