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Con uno scatto degno di Usain Bolt o meglio ancora di qualche furbetto del quartierino con problemi tributari inseguito dal prode Alessandro, sommo interprete del dovere civico e morale, seminiamo il parentado vario e con furtiva mossa destabilizzante l’ordine costituito evitiamo cenoni pre santificati e diamo inizio alle vacanze invernali proprio in concomitanza della giornata del Santo Natale.

Chiamiamo tutta la rubrica del telefonino per auguri, saluti e commiati, raggiungiamo Malpensa con una calma ed una tranquillità mai precedentemente dimostrata, troviamo il deserto dei longobardi lungo le tangenziali padane ed in due ore che ci sono letteralmente volate sbarchiamo ad Istanbul, tappa intermedia per il salto triplo verso Dubai, meta del nostro graditissimo ritorno negli Emirati.

Nel caldo aeroporto turco, circondati da fragranze olfattive degne dell’ultimo profumo della houte couture parigina, scatta la sorpresa, rimaniamo basiti, non sappiamo come riprenderci dallo shock, attoniti e perplessi cerchiamo una risposta nei meandri dei dogmi esistenziali: Annie,plurilaureata ed infinitamente decorata traduttrice simultanea di Sofocle, Socrate, Aristotele e del gaio Georgatos fluidificante della mitica, non sa spiegare agli imberbi fanciulli le regole del domino .

Terrorizzati dal fatto che possa non conoscere le tattiche del gioco dell’oca e le strategie del giro della bottiglia, stendiamo un pietoso velo su questa mancanza madornale e saliamo sul successivo aviogetto cercando di non rimarcare troppo l’accaduto, apprezzando la puntualità molto più teutonica che ottomana della Turkish Airlines

Atterriamo nel dreamland di Dubai accompagnati da una scuderia di escort di origini baltiche con relativi molossi da guardia a dir poco truci e malmostosi nell’accompagnare le timorate pulzelle messe giù da gara prima ancora del sorgere del sole .  

Nonostante sia passato poco più di un mese dall’ultima timbratura del passaporto in loco, rimaniamo una volta ancora sbalorditi da ordine, efficienza ed organizzazione di questo bengodi invaso da ogni tipo di stirpe umana in cerca di fortuna, speranza  e buona sorte .

Novello Pollicino alla ricerca delle proprie tracce e delle propri orme passate, ritrovo il mio personalissimo tesoro, esaltandomi come un bimbo nello scovare le conchiglie sotterrate ai primi di novembre sotto la battigia di fronte all’Hilton, ennesima dimostrazione di come anche le piccole emozioni riescano a far gioire il fanciullino insito in me .

Raggiungiamo l’Oak Heights delle Lake Towers, hotel che si potrebbe definire in seconda fila rispetto alla spiaggia trovandosi al di là delle dodici corsie della Sheik Zayed Road, piccola pecca ampiamente ripagata da un appartamento di dimensioni gasparolesche, praticamente un campo da calcio con tre bagni, un mega salotto, due camere extra size ed una cucina vista tutto parcheggiata al ventunesimo piano di questo building tutto acciaio e vetro .

Grazie allo sviluppo della tecnologia ed al buon cuore dell’undicenne che mi mette a disposizione i suoi apparati multimediali per la prima volta abbandono lapis e carta per memorizzare in tempo reale emozioni, sensazioni e percezioni che riporterò immediatamente a voi, miei impareggiabili lettori .

Una breve pennichella di sole quattordici ore ci ritempra, permettendoci di lanciarci freschi come rose nel faticosissimo impegno di raggiungere spiagge chilometriche che si aprono in tutta la loro gratuita disponibilità proprio ai piedi di questa sequenza infinita di costruzioni alveare che hanno, nonostante tutta la loro audacissima follia costruttiva, un non so che di attraente ed accettabile .

Il personale di alberghi, ristoranti e centri commerciali è a dir poco disponibile e servile e noi con una punta di diabolica malvagità ne approfittiamo defecando fuori dal vasino nel momento in cui, durante la permanenza in uno degli sterminati mall presenti praticamente ovunque, facciamo lavare la macchina ad un equipe di addetti in uniforme tecnicamente più attrezzati dei meccanici della Ferrari formula Uno.

L’esagerata  permanenza sul giaciglio ha avuto conseguenze nefaste per alcuni di noi, se per il Dante monzese si è trattato semplicemente di un infinito conteggio dei grattacieli prospicienti le nostre vetrate senza alcun vantaggio d’addormentamento,  per qualcun altro che per questione di privacy non nominiamo ma di cui accenniamo solo le iniziali Nicc e le finali Olò il girovagare in totale trance nello sbarco ascensori con cuscino e copriletto sulla spalla ha veramente dell’incredibile .

Visitiamo il Dubai Mall, struttura commerciale dagli ampi margini di miglioramento, attualmente stabilitasi sulle 1200 realtà a fine di lucro, ove è lecito trovare assolutamente il tutto, in ogni variante possibile ed immaginabile, con apoteosi finale in un acquario con trentatremila unità sguazzanti che ci fanno rimpiangere amaramente i cofani di denari sperperati in limitatissime vasche di acquari quali Genova, Atlanta o Valencia .

Mattina dedicata all’altra faccia della scintillante città, quella teoricamente più vera e reale, lontana anni luce e non solo pochi chilometri dallo sfavillante palcoscenico della ricchezza a sette stelle, con assaggio di Bur Dubai con i suoi mercati, i suoi bazar, le sue spezie, le sue scene di vita quotidiana comunque sempre nella più assoluta tranquillità e sicurezza.

Momento particolarmente apprezzato dal fisherman Nic il lungo gironzolo nel mercato del pesce, vera e propria Mecca dell’issato marino,  ove abbiamo ammirato, fotografato e comprato gioielli ittici di rara bellezza per poi attraversare il Creek, braccio di mare che si incunea nei quartieri più antichi e caratteristici, con un dhow che ci ha traghettato verso il museo, unica vera testimonianza di un mondo che solo venti anni fa era costituito dal più desolato ed inospitale deserto prima di diventare questo inimitabile e per certi versi assurdo paradiso dell’eccesso .

Non potendo mio malgrado  in alcun modo paragonarmi neanche con un milionesimo  della ricchezza del più squattrinato degli indigeni, vedo di strabatterli a mani basse dal punto di vista dell’eleganza ed allora irrido le loro sottane da notte bianche inamidate visitando per tutto il giorno boutique, shops e l’esclusivissima  Marina Yacht Club in intimissimo pigiamino .

Serata con carrambata a 4500 chilometri da casa con incontro prefissato e prestabilito di Ale Mari e neo Signora, elegante soggetto femminile molto ma molto signorina, con analisi molto approfondita della vita serale del jet set internazionale che si ritrova all’Armani Cafè, elegantissimo ma un po’ troppo snob e raffinato, al Neos sul 63° piano del nuovissimo Address Downtown con un luccichio infinito ed abbagliante di tutto ciò che sta sotto di noi, al Just Cavalli Cafè all’interno del Fairmont Dubai, tetro, lugubre, di dubbia atmosfera, forse la delusione più grande  nonostante le premesse e la nomea che lo precedevano .

Nel nostro particolarissimo e piccolissimo io interiore sicuramente la sensazione più indimenticabile è stata certamente il mirabolante gioco di acque e di luci ( stasera anche di fuochi) nelle fontane prospicienti il Burj Khalifa, il palazzo più alto del mondo, una torre smisurata di un’eleganza straordinaria, degna del sogno di grandezza di un emiro senza alcun problema di denaro frusciante ma anche di fervida fantasia .

L’arrivo dell’onesta e modesta famiglia Gasparoli fa quadrare il cerchio della vita di questa vacanza negli Emirati, con il Massimo Gaudio Aldo a discernere sui dogmi dei massimi sistemi  e la saggia Marta che conia il motto che ci accompagnerà per tutta la permanenza “Se questo posto è tutto un gioco, giochiamo” .

Ci troviamo da Paul, un nome una garanzia, must place per la colazione mattutina sul Jameirah Walk, la Croisette locale fortunatamente senza mangia lumache, per poi con estrema magnanimità consegnare, persino gratuitamente, le chiavi della nostra magione agli incartapecoriti gallaratesi necessitanti di riposo post trasvolata.

Serata all’Emirates Mall, ormai praticamente in disuso e snobbato dai trandsetter tutti indirizzati al Dubai Mall certamente molto più di tendenza ,  nonostante gli oltre cinquecento negozi e la  bizzarra peculiarità di avere una pista da sci, con skilift e seggiovia, mentre all’esterno si è circondati nella gran parte dei dodici mesi da un teporino ben oltre i quaranta gradi .

Spiaggia, spiaggia spiaggia con pensiero fisso al calendario, vago e distaccato ricordo al clima italiano e pomeriggio all’insegna dell’avventura con escursione nel deserto salva grazie al vostro amato narratore che consiglia strade, scorciatoie e dritte toponomastiche all’allibito driver indigeno .

Nel bel mezzo del nulla, usciti da Dubai con  un traffico per la prima volta veramente caotico, vediamo schierati decinaia e decinaia di pick up, mostruosi four wheels drive, enormi jeepponi che dotati di rombanti motori da trecento metri per litro di benzina, ci scorrazzano su e giù per dune sabbiose mentre un sole accecante si staglia sul limite dell’orizzonte .

Il tutto, compreso il giro in cammello con un Aldino a dir poco ingessato, è quanto mai nazional popolare ma ogni cosa ci sta alla grandissima, compreso un barbecue in cui ho mangiato everything senza pormi alcun tipo di dubbio culinario, timore che però si prospetta totalmente il suo psico dramma quando riprendiamo la strada del ritorno, nel buio più assoluto, a velocità folle, con il rischio più che concreto di dover rigurgitare il panettone con crema al mascarpone del veglione 2009 .

L’Atlantis è certamente molto più che sopravvalutato, è un mega albergone alla sommità di quella follia logistica chiamata palma, isola artificiale creata con milioni di tonnellate di sabbia raccolta con palette e secchielli, con un acquario pazzesco ed un insieme di attrazioni legate al mondo dell’acqua splash per l’ingresso alle quali sarebbe necessario un mutuo pluricentenario .

In attesa del veglione di San Silvestro, sgusciamo furtivamente all’interno del Medinat ed eludendo la sorveglianza della spietata security, ci spariamo un tramonto da favola stampato in faccia al Burj El Arab, mitologico e leggendario resort sette stelle che sembra spuntare direttamente tra i flutti di questo mare incantato ove tutto sembra, o per meglio dire è, possibile …

Risolviamo l’amletico dilemma se scegliere di banchettare per il Capodanno con rognoncini di bue muschiato al coriandolo selvatico o con controfiletto di cinghiale gallico ricetta Obelix, saltando a piè pari il pantagruelico pasto del trentuno in quanto incolonnati ed intruppati in un folle ingorgo autostradale che mette in forse il magico scoccare delle lancette .

Pur con qualche travaglio e con un migliaio di bestemmie verso le divinità locali causa incapacità totale di gestire l’afflusso verso il Dubai Mall, ci ritroviamo al cospetto delle fontane da mille ed una notte con larghissimo anticipo e ristrettissimo spazio per godere di uno spettacolo veramente unico sul pianeta terra con la torre Khalifa illuminata a giorno da fiumi e cascate di fuochi d’artificio provenienti da ottocento metri sopra le nostre teste.

Il venti undici è scoccato in maniera assolutamente apprezzata e molto gradita, il tutto seguito da una giornata all day long in spiaggia ove, giusto per fare notare al mondo intero le capacità autoctone di fare business, viene organizzato il campionato mondiale di moto d’acqua, che fa seguito a quello di nuoto in vasca corta, a quello di paracadutismo ed anticipa quello di mungitura di cammella minorenne e di conteggio dei granelli di sabbia prossimamente su queste latitudini .

Con un inspiegabile cielo tendente al lattiginoso percorriamo l’autostrada verso Abu Dhabi, causa ristrettezze economiche solamente a quattro corsie tutte però interamente illuminate, ove raggiungiamo la vera capitale economica di questi Emirati Arabi Uniti, da noi già visitata in lungo ed in largo ed ora riproposta agli amichetti di scampagnata, entriamo come sempre con fare truffaldino all’Emirates Palace Hotel, vero e proprio encomio allo sperpero di denaro con culmine dato da albero di Natale tutto tempestato di diamanti e pietre preziose ed apoteosi della piaggeria costituita da cameriere che apre il rubinetto del bagno, ovviamente dorato,e resta diligentemente in attesa con salviettina alla mano , riusciamo incredibilmente a smarrire la retta via verso la Grande Moschea, mastodontica cattedrale bianca nel deserto, ma ci inginocchiamo fedelmente prostrandoci davanti allo stadio che solo due settimane fa ha sancito per i secoli a venire il dominio neroazzurro sul pianeta calcistico mondiale .   

La moschea è straordinaria, unica, inimmaginabile nel suo sommo spreco di eccessi architettonici e contenutistici, con un’infinità di cupole dorate, di pavimenti e pareti tutti completamente, solamente in accecante marmo bianco di italica fornitura.

A furor di popolo infantile giungiamo al Ferrari World, creato sull’isola artificiale di Yas Marina recente palcoscenico della peggior tattica sportiva mai applicata nella Formula Uno, ove siamo artefici della nostra disfatta: mai soldi furono gettati in peggior maniera al punto che il furto a noi perpetrato dai pidocchiosi Navajo alla Monument Valley ci appare come un investimento dal rendimento stratosferico.

Peggio che alla sagra dello squaqquerone e del lambrusco a Sant’Arcangelo di Romagna veniamo assorbiti all’interno di una struttura ingegneristicamente avveniristica ma dai contenuti a dir poco patetici: nulla è rimarcabile, tutto evitabile, ogni cosa assolutamente inutile al punto che Fantozzi potrebbe tranquillamente gridare a quattro venti il suo memorabile “E’ una cagata pazzesca” .

Giornata interamente passata al sole nel vano tentativo di non tornare con la mente e con lo spirito all’ esperienza del mondo sponsorizzato cavallino rampante ( se solo trovassimo quell’infame di Luca Luca di Montezemolo ) e conferma assoluta dell’appellativo quanto mai azzeccato ad Aldo “Sbrigati”, sonnecchioso bradipo quanto mai principe di lentezza tanto quanto di saggezza .

I giorni trascorrono inesorabilmente e meravigliosamente uguali al punto che non ne sappiamo l’esatta collocazione sul calendario, è semplicemente un susseguirsi di stupende mattinate in spiaggia e di pomeriggi a mollo in un’acqua altamente calamitante la nostra attenzione soprattutto considerando che sopra le nostre teste sta volteggiando la vecchina che distribuisce leccornie e dolciumi, in questo caso su un tappeto volante invece che con la tradizionale scopa .

Botta di vita serale con struscio sulla Marina Walk, passeggiata piastrellata con precisione elvetica ed una serie di ristorantini per tutti i gusti, generi e portafogli, per ammirare i riflessi luminosi dei grattacieli multicolori di questa palestra costruttiva in cui gli architetti di tutto il mondo realizzano ogni loro più strampalato lampo di genio e successiva entrata nei locali più glamour, cool e di tendenza tra i quali l’Armani Lounge spicca sempre per classe, eleganza mentre lo Zuma è decisamente molto più che ben frequentato dal gotha del Golfo Persico .  

Un’ignobile prestazione pallavolistica della combriccola tricolore rovina il buonumore in spiaggia: veniamo sbeffeggiati ed umiliati da sei nipotini di Zar Putin, ormai sono loro i padroni della realtà circostante, che nonostante età media da scuola materna,  per paura di atroce detenzione in gulag siberiani, ci infliggono una lezione memorabile nonostante l’esplosiva prestazione atletica di un micidiale martello come Magic Aldone .   

Un mall al giorno leva lo stress di torno e così non ci facciamo neanche oggi mancare lì appuntamento con l’acquisto ossessivo e compulsivo: dopo aver battuto tutti i centri commerciali possibili ed immaginabili ( Marina Mall, Mall of Emitares, Ibn Battuta, City Deira, Wafi, Mercato, Outlet Dubai) torniamo nel principato del consumismo per congedarci alla grande passeggiando su tappeti raffinatissimi, calcando marmi lucidissimi,   

riposandoci su divani comodissimi mentre davanti ai nostri occhi si aprono le vetrine , che in un salone delle feste degno di Versailles, propongono Dolce & Gabbana, Armani, Tom Ford, Gucci, Hermes. Vuitton, Jimmy Choo, Manolo Blanik ed uno squallido rigattiere che presentava un anellino del miserrimo valore di sei milioni di euro, ci precisano che il prezzo è trattabile, ci pensiamo un attimo promettendo di ripassare, tempo semplicemente di sommare il contante a disposizione nelle saccoccie ….

Piccola variazione sulla conclusione di questa stupenda gita turistica negli Emirati Arabi Uniti: da sempre prolisso, mellifluo e roboante nelle descrizioni e nelle trattazioni, desidero concludere con un semplicissimo "E' finita una grande vacanza" che consiglio a tutti ....

 

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