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Ultimo viaggio
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Per una volta nella vita la mia acerrima avversione verso la tecnologia si rivela giusta e sacrosanta: ovviamente non necessitanti del navigatore satellitare per raggiungere la nostra seconda casa d’adozione, l’ormai quasi rogitata Malpensa, lasciamo fare al pilota automatico impersonificato nella figura della pluridecorata e titolata Annie che misteriosamente ed inspiegabilmente ritiene necessario visitare gli accoglienti, luminosi e vivacissimi sobborghi industriali dell’operosa Gallarate, decisamente sonnecchiosa alle quattro di mattina.

Lanciate le chiavi al parcheggiatore, sperando di non fare la fine dell’autovettura ciupata al microcefalo traditore della causa neroazzurra, stazioniamo per pochi istanti negli androni di attesa prima di varcare il gate destinato alle diverse sfumature di azzurro, celeste e blue cangiante emblemi della compagnia volante olandese.

Schipol, immenso e sterminato deposito aereo di Amsterdam è collegato direttamente al centro città da un treno supersilenzioso che parte dalle sue viscere più profonde, venti minuti e ci troviamo alla Central Station nel bel mezzo di una serie di infiniti cantieri a cielo aperto che limitano notevolmente il primo giudizio sulla capitale orange. Per qualche indecifrabile mistero che solo le generazioni future potranno chiarire non troviamo alcuna soluzione logistica degna della fiducia incondizionata da sempre riposta in Booking.com che per l’intero week end prima dell’inizio delle patrie scuole riesce ad inventarsi solamente un bad & breakfast, molto dignitoso ed accogliente pur se piazzato nel bel mezzo della linea di demarcazione del territorio controllato da immigrati sud mollucchesi e profughi del Suriname.

Il tempo è denaro, la curiosità infinita, la voglia di nuove avventure sempre contagiosa ed allora il mercato dei fiori è la prima tappa di un tour che ci vede spaziare in lungo ed in largo per il centro storico più ampio d’Europa con approfondimento artistico-culturale dato da prolungata permanenza nei principali musei olandesi.

Il Ryskiemuseum è anch’esso menomato nella sua gloriosa fama e maestosità da un work in progress che ne limita il fascino, il poco a disposizione è comunque di grande qualità con note di plauso al Signor Rembrandt che aveva un tocco di pennello decisamente felice al momento della caricatura di personaggi ed interpreti tramandati da quattrocento anni.

Il museo Van Gogh contempla numerosissime opere del tutt’altro che composto e lineare schizofrenico pittore oggi al top delle quotazioni mondiali pur con opere sinceramente non memorabili, se non per il suo psichiatra di fiducia.

L’idea dell’affitto delle biciclette, vero e proprio simbolo nazionale, presenti in quantità addirittura superiore al numero degli abitanti e parcheggiate realmente in ogni dove, si rivela poco azzeccata dato che, dopo l’entusiasmo iniziale degli juniores in particolare del Tommy nonostante il braccio rotto, ci troviamo a pedalare sotto un’acquerugiola veramente infame, insidiosa, fastidiosa per non dire bastarda che ci blocca gli ingranaggi delle articolazioni .

La mattina ci risveglia con un sole di mediterranea memoria ed allora inforchiamo i velocipedi, che godono di innumerevoli corsie ciclabili dedicate al loro sfrecciare incuranti dell’esistenza dei pedoni, spesso sfiorati come birilli, macinando chilometri e chilometri prima che una fottutissima rotaia di un tram metteva fine ai miei sogni di gloria ciclistica, facendomi rovinosamente assaggiare l’asfalto locale con labbro e naso pericolosamente e dolorosamente arrossati.

Lasciamo agli indigeni il piacere del pedale e ci aggreghiamo al classico tour organizzato che però si rivela ben presto l’opposto esatto della temutissima tavanata galattica firmata Teomondo Scrofalo.

Marken è il tipico paesino di campagna immaginato in ogni fiaba, immacolate casette tra prati verdissimi e maculate mucche frisone al pascolo ci  fanno sgranare gli occhi, il tutto ci sembra irreale dati i soli 20 chilometri dalla capitale, assaporiamo a pieni polmoni e a tutt’occhi ogni istante vissuto ed il lentissimo attraversamento del braccio di mare che ci porta a Volendam ci aiuta a rivivere queste emozioni bucoliche.

Attraccati nel porticciolo, viviamo altri attimi struggenti in questo angolo di Olanda strappato al mare in secoli di fatica e di sudore grazie a dighe e  a sponde frangiflutti di questo territorio affascinante seppur artificiale come più volte sottolineato dalla settantenne guida autoproclamatasi Mary Poppins dei Paesi Bassi.

Meravigliosa la tappa a Zanse Schans con visione di tutta una serie di mulini a vento marroncini e verdognoli che si stagliano all’orizzonte delle sempre fertilissime campagne circostanti il nostro lento girovagare che ci ha inoltre permesso di conoscere come vengono prodotti gli zoccoli in legno e come viene completata la lavorazione dei formaggi, altra vera e propria icona nazionale, cara comunque come il fuoco degli inferi .

Rientriamo alla base entro il calare delle prime ombre della sera, scammelliamo ancora tra canali, ponticelli e vialoni battuti da ogni genere di essere umano di qualsiasi stirpe ed estrazione sociale con gran finale, se così si può definire, nel Red Light District, il luogo di perdizione di planetario desiderio con le arcinote signorine in bella vista, disposte dietro lauto compenso ad allargare il novero ed il numero delle proprie relazioni interpersonali.

Domenica mattina bighelloniamo ancora per il centro, dopo diversi mercati veramente caratteristici tendenti al pittoresco ( si vendono tranquillamente semi di cannabis per lo spinello fai da te ) ci dedichiamo allo shopping floreale compulsivo, sperando di poter vedere presto spuntare un fiore tra le centinaia di bulbi di tulipani acquistati sulle bancarelle disseminate lungo i canali.

Mentre un copioso velo di rammarico e tristezza offusca le nostre palpebre alla notizia della disfatta dei galacticos berlusconiani al cospetto dei peones cesenati sostenuti dalle forze del male comunista, poniamo termine a questo imprevisto ma più che gradito break in Nord Europa con un paio di dritte a chi vorrà imitarci in loco: indispensabile una gran quantità di calmanti per contrastare il salto del nervo dovuto all’esorbitante richiesta di vil denaro ogni qual volta si ponesse l’esigenza di espletare i propri bisogni fisiologici liquidi e consiglio di arrivare in largo anticipo all’aeroporto ove tra mille negozi assai invitanti si riescono a trovare anche degli elegantissimi corner relax ove farsi coccolare in improvvisate Spa al suono melodioso del pianoforte, il tutto inimmaginabile per noi terroni d’Europa. 

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